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Le città e l'inettitudine - Pavonia


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Nella città di Pavonia c'è un muratore al lavoro. Ce ne sono tanti, come lui, e lui è come i suoi compagni: stanno costruendo l'edificio più alto, costato anni di lavoro e fatica equamente retribuita. C'è un geometra, con loro, ed un ingegnere. Chiedersi quale sia il geometra e quale sia l'ingegnere, a Pavonia, non ha alcun senso. L'avvocato è come tutti gli avvocati, il fabbro è come tutti i fabbri, ed ogni avvocato tra avvocati non lo si riconosce affatto come riconosceresti un fabbro tra i muratori, né riconosceresti un fabbro tra fabbri ed un muratore tra muratori. A Pavonia ci sono i giardinieri, tutti uguali tra loro colla divisa verde sperduti nel verde tra il fogliame verde; e le prostitute, tutte uguali, attraversano il marciapiede nelle ore notturne – dal fisico longilineo, dai seni rifatti, dalle labbra carnose alle vesti succinte. Autorizzate a circolare solo dalle 23:00 alle 5.00. Forse è anche grazie a loro che Pavonia sopravvive al suo stesso ordine.
Nelle fabbriche, gli operai si somigliano un po' tutti come piccole e laboriose formiche, ma questo particolare resiste un po' dappertutto, tanto che le fabbriche di Pavonia somigliano a tutte le altre del mondo, dentro e fuori le mura.
Negli asili di Pavonia le maestre bianche insegnano a tutti i bambini della città; a quelli colle giubbe rosse l'artigianato, a quelli colle giubbe blu la letteratura e la retorica, a quelli con le giubbe bianche la catena di montaggio, e così via, in base alle doti neo-steineriane che i bambini dimostrano ai test attitudinali del Binetti. L'ingegneria genetica sta semplificando i lavori delle insegnanti grazie alle fecondazioni artificiali teorizzate da Bokanovsky e concretizzate dagli scienziati al soldo dei filosofi.
L'unica legge che sorregge l'intero sistema economico, sociale e politico di Pavonia è lo slogan: “fa solo e soltanto ciò che è tuo dovere fare”.
Nel comune di Pavonia, l'amministrazione è in mano ai filosofi, i Pla-ProCi, Plato pro civitate. Sono loro a stabilire cosa è “dovere” per ogni lavoratore; ogni alacre elemento del laborioso tessuto sociale è controllato dai filosofi. Nessuno può fare altro: non vedrai mai una divisa verde riparare un muro, poiché è compito dei muratori, non dei giardinieri. Ma neppure potresti mai pensare di vedere una prostituta andare in macchina. Non ci sono, a dire il vero, neppure le macchine: ci sono gli autisti, vestiti di giallo e nero, e pensano loro a scorrazzare ogni cittadino con scuolabus, cantierbus, taxibus, bus-stop ed elitaxi, tutti pieni di gente vestita allo stesso modo. Ogni ruolo sociale è logicamente prescritto dai filosofi: in questo modo ogni cittadino ha un posto di lavoro ed un lavoro da svolgere. Non esiste la disoccupazione, non esiste criminalità: il furto è punito allo stesso modo di ogni altro crimine. Chi non rispetta la legge “fa solo e soltanto ciò che è tuo dovere fare” viene ucciso – così lavorano le tute azzurre, la polizia. Chi ozia, viene ucciso. Chi si cucina il pranzo viene ucciso, a meno che non si tratti di un cuoco: veste bianca con il cappello da chef. Chi taglia l'erba viene ucciso – a meno che non sia un giardiniere.
Un giorno di questi un mio caro amico di Pavonia si fece la barba da solo. Ma non era un barbiere. Venne ucciso. A Pavonia solo i barbieri si fanno la barba da soli – in quanto barbieri, e non sorgono paradossi d'alcun tipo.
Spinto dalla curiosità e dal desiderio di conoscere mondi nuovi, sono stato a Pavonia diverse volte, con uno speciale pass da visitatore, corredato di abito e documenti. Oggi la trovo terribilmente noiosa. Penso che ci siano molte più cose in cielo e in terra, di quante ne sognino i sognatori ed i poeti (vestiti di blu con stelline gialle ed un cappello a punta, ridicoli come Mago Merlino in una metropoli) di Pavonia. Per questo me ne sono sempre andato con l'amaro in bocca, da quella distopia che è spesso posta in essere, ma solo nella mia mente, ed in quella di tanti altri come me, che a Pavonia ci sono stati solo per andarsene con l'amaro in bocca.
Quelli che ci abitano, invece, probabilmente non sanno di abitarci, ed hanno sempre la bocca dolce – di sapore e di appetito, ma criticano in continuazione e sempre molto volentieri lo straniero, anche se ben intenzionato. Sono troppo pieni di sé per avvedersene, e pure per guardarsi intorno o per cercare risposte oltre tutto ciò che è, in quanto fittizio, oltre le proprie risposte monocromatiche. 
Nessun abitante può immaginare che oltre le mura di Pavonia, lungo le vallate e le montagne all'orizzonte, c'è solo un altro pensiero ordinato quanto impossibile.